CONOSCENZE E STRATEGIE PER POTENZIARE L’ABILITÀ DI STUDIO

 

EPISODIO 3: L’ABILITÀ DI STUDIO

A cura di Lorenzo Nari, psicologo e tutor dell’apprendimento

 

 

1) INTRODUZIONE

 

In questo terzo episodio, iniziamo ad entrare nel merito del concetto di abilità di studio. Cosa significa studiare? E ancora di più, cosa significa essere abili nello studio e da cosa dipende tale abilità? Queste sono le domande alle quali cercheremo di dare una risposta in questo articolo. Nello specifico, nel 2° paragrafo daremo una cornice di significato volta a definire l’attività di studio e l’abilità di studio, mentre nei paragrafi 3°, andremo ad approfondire le diverse dimensioni di cui tale abilità è composta, ossia le strategie di studio, i processi cognitivi, la metacognizione e gli aspetti emotivo-motivazionali. Il 7° paragrafo, infine, sarà dedicato a delle considerazioni generali sul miglioramento dell’abilità di studio.

 

2) COSA SI INTENDE PER STUDIO E PER ABILITÀ DI STUDIO?

 

Lo studio è con grande probabilità l’attività che maggiormente svolgiamo durante gli anni scolastici ed universitari, e in molti casi esso ci accompagna anche nell’intero arco di vita. Infatti, si può studiare per tenersi aggiornati e sviluppare le proprie competenze lavorative, ma anche per approfondire tematiche inerenti alle proprie passioni ed interessi personali.

Lo studio è un’attività molto complessa in cui sono coinvolti processi cognitivi, metacognitivi, oltre che aspetti di tipo emotivo-motivazionale. Tale attività è sicuramente un tipo particolare di apprendimento, per la precisione è un apprendimento di tipo “intenzionale”, che si contrappone a quello definito come “incidentale”, che si realizza quando ci si ritrova ad aver memorizzato informazioni ed esperienze in maniera non volontaria, cioè senza aver avuto l’intenzione esplicita di apprenderle, come ad esempio il ricordo di un programma televisivo visto. Al contrario, l’apprendimento intenzionale prevede che ci sia una primaria volontà di apprendere e che ci si impegni per memorizzare determinate informazioni. È facile intuire come, tendenzialmente, le conoscenze generate siano più organizzate, ed il ricordo sia maggiore (ed ottenuto in tempi più brevi) in situazioni di apprendimento intenzionale, rispetto a quelle di apprendimento accidentale. Come abbiamo detto lo studio è un apprendimento intenzionale, infatti studiare un testo significa leggerlo selettivamente e con attenzione, con lo scopo di comprendere, memorizzare e trarne le conoscenze specifiche utili per svolgere una prova. È un’attività che, a seconda dell’età dello studente e del suo grado di abilità, può essere più o meno autoregolata, ossia gestita autonomamente nei tempi, negli obiettivi e nelle strategie da utilizzare.

Per abilità di studio si intende saper studiare un testo in maniera efficace ed efficiente, oltre che in maniera sempre più autonoma con il progredire dell’età e dell’esperienza di studio. Detto in altre parole, significa essere in grado di ottenere buoni risultati nell’apprendimento di conoscenze e competenze, sapendo “leggere” le diverse situazioni di studio e quindi attivando le strategie più idonee in base alla specifica situazione da affrontare, monitorandone in corso d’opera l’efficacia e l’efficienza. L’abilità di studio è costituita da quattro principali dimensioni:

– i processi cognitivi;

le strategie di studio;

la metacognizione;

gli aspetti emotivo-motivazionali;

Tali dimensioni sono strettamente interdipendenti e parzialmente sovrapponibili, ed esse devono essere analizzate in ottica di potenziamento dell’abilità di studio, in caso sia di difficoltà (ordinarie o importanti), sia nel caso si voglia sviluppare ulteriormente il proprio potenziale di apprendimento scolastico. Dedicheremmo adesso un paragrafo ad ognuna di queste dimensioni, iniziando dai processi cognitivi.

 

3) I PROCESSI COGNITIVI 

 

Nel contesto dell’abilità di studio, la dimensione cognitiva rappresenta un elemento fondamentale che contribuisce al processo di apprendimento. Comprende tutti quei processi mentali che permettono l’elaborazione delle informazioni, come ad esempio, per citarne alcuni:

attenzione;

lettura e comprensione;

memoria;

ragionamento e problem solving;

I processi cognitivi, ognuno con le sue peculiarità e coordinati sinergicamente fra di loro, giocano un ruolo cruciale nel consentire agli studenti di assimilare e utilizzare le informazioni in modo efficace. Ad esempio, l’attenzione consente agli alunni di concentrarsi sul materiale di studio, selezionando, filtrando le informazioni rilevanti, anche per un intervallo di tempo prolungato. La comprensione va oltre la semplice memorizzazione, coinvolgendo l’interpretazione e l’analisi profonda dei concetti. La memoria è ciò che consente di codificare, immagazzinare e richiamare informazioni cruciali quando necessario, fornendo una base solida per l’apprendimento. Il problem solving, infine, consente agli alunni di applicare le conoscenze acquisite in situazioni nuove e complesse. I vari processi cognitivi non saranno ulteriormente approfonditi, sia perché ciò richiederebbe un articolo a sé stante, sia perché esulerebbe dall’obiettivo del presente articolo, ovvero fornire una visione organica e globale dell’abilità di studio. In questa sede vogliamo sottolineare l’importanza della dimensione cognitiva ai fini dello studio e dell’apprendimento, poiché fornisce la base su cui costruire strategie di studio efficaci. È importante evidenziare, però, che le stesse strategie di studio possono amplificare le abilità cognitive e permetterne un uso efficace ed efficiente, mostrando, quindi, un rapporto circolare fra i due processi. Nel prossimo paragrafo, approfondiremo proprio le strategie di studio.

 

4) LE STRATEGIE DI STUDIO

 

L’abilità di studio è fortemente legata alle strategie di studio, infatti a parità di capacità intellettive degli studenti, è spesso un diverso approccio strategico a rendere conto delle differenze nelle prestazioni scolastiche. Questo vuol dire che la conoscenza e l’uso efficace e flessibile di strategie, dalle più semplici alle più elaborate, è direttamente proporzionale alla comprensione ed alla memorizzazione delle informazioni. Si parla di strategie nei casi in cui una stessa situazione può essere approcciata in diversi modi e, in generale, esse possono essere definite come delle attività regolari orientate ad un obiettivo e potenzialmente consapevoli e controllabili. Nello specifico, le strategie di studio, sono procedure attivate con lo scopo di comprendere e ricordare di più. Le strategie di studio sono moltissime, di diverso grado di complessità, e possono essere suddivise in diverse tipologie, a seconda della fase di studio in cui sono applicate:

1) Acquisizione: recepire ed iniziare ad organizzare le informazioni (es di strategie: prendere appunti, strategie di prelettura, lettura rapida)

2) Comprensione ed elaborazione: leggere il testo per comprenderlo meglio ed elaborarlo per arrivare alla padronanza dell’argomento (es di strategie: sottolineare, riassumere, schematizzare)

3) Ripasso: focalizzarsi sulla memorizzazione per consolidare l’apprendimento in vista di una prova (es. di strategie: usare immagini mentali, ripetere, testare la preparazione con domande)

Si è visto che l’insegnamento di strategie agli studenti ha molto più successo quando vengono loro fornite informazioni aggiuntive sull’utilità e sugli scopi delle diverse strategie, oltre che in quali circostanze sia opportuno o meno usarle. In questo modo, si va oltre alla mera trasmissione di un set di strategie, dando invece una conoscenza approfondita che li metta nelle condizioni di usarle efficacemente, con cognizione di causa, anche in autonomia, e generalizzandone l’utilizzo in contesti diversi da quelli specifici in cui sono state insegnate.

Ci colleghiamo adesso al concetto di metodo di studio, chiedendoci che rapporto ci sia fra strategie e metodo di studio. La questione è, sulla carta, abbastanza semplice. Infatti, un determinato piano strutturato che coordina l’uso di più strategie secondo uno schema fisso, è ciò che comunemente si intende per “metodo di studio”. Per favorire flessibilità e autonomia, è importante adottare un approccio di supporto all’abilità di studio che non sia finalizzato all’insegnamento di un metodo di studio strutturato, da utilizzare in maniera acritica e rigida. Al contrario, si è vista l’efficacia dell’insegnamento di un ampio repertorio di strategie, unito alla capacità di riflettere su come si possa attingere da esso per assemblare, di volta in volta, un differente metodo di studio funzionale, a seconda delle caratteristiche della specifica situazione di studio che deve essere affrontata, oltre che delle proprie caratteristiche psicologiche. Per conseguire tutto ciò, è necessario sviluppare una buona capacità metacognitiva, tema che sarà approfondito nel prossimo paragrafo.

 

5) LA METACOGNIZIONE

 

Il concetto di metacognizione ha iniziato a svilupparsi in ambito psicopedagogico nel momento in cui era necessario trovare delle motivazioni di fronte all’insuccesso di alcuni programmi di insegnamento di strategie di studio. Infatti, nonostante ne fosse stato appurato l’apprendimento, tali strategie non venivano utilizzate fuori dal circoscritto contesto in cui venivano insegnate, per affrontare le ordinarie sfide di studio. Dopo attente analisi, è stato constatato che le cause erano molteplici, come ad esempio, il fatto che gli studenti:

– non avevano sufficienti informazioni sugli specifici contesti e condizioni in cui era opportuno usare le diverse strategie, oltre che sul loro valore e significato;

– non erano consapevoli dell’importanza di sviluppare un approccio strategico nello studio;

– non erano capaci di pianificare ed autoregolare la loro attività di studio;

– non credevano nell’importanza dell’impegno personale e non erano convinti delle loro capacità di riuscita nei compiti di apprendimento;

– non avevano prospettive in ottica di crescita personale attraverso l’apprendimento

Tutti questi aspetti hanno a che fare con il concetto di metacognizione, concetto che cercheremo adesso di inquadrare quanto basta per una sua adeguata comprensione, senza la pretesa di essere esaustivi, vista la sua complessa natura. Metacognizione è un termine ombrello che convoglia tutte quelle attività psichiche che presiedono e gestiscono il funzionamento cognitivo. Infatti, in una concettualizzazione ampia, viene definita come l’insieme delle conoscenze che un individuo ha sulle proprie attività cognitive, ed il controllo attivo che egli è in grado di esercitare su di esse per attivarle, guidarle e monitorarle. Cercando di semplificare il concetto, tale abilità ha a che fare con la riflessione sulla propria mente e su come apprende, con lo scopo di utilizzarla al meglio, sfruttandone le potenzialità. La metacognizione può essere suddivisa in due macro-componenti:

le metaconoscenze;

i processi di controllo metacognitivo;

Per metaconoscenze, o conoscenze metacognitive, si intendono tutte le conoscenze che un individuo possiede riguardo il funzionamento mentale, nelle sue molteplici sfaccettature. Il primo livello di queste conoscenze riguarda la mente in generale, ossia le idee e le informazioni che abbiamo riguardo i diversi processi cognitivi, come la comprensione o la memoria, oppure anche aspetti emotivo-motivazionali della mente. Alcuni esempi possono essere le conoscenze che possiamo avere su come funziona la memoria umana oppure la conoscenza che abbiamo di una determinata strategia di studio, ma anche cosa sappiamo delle emozioni. Il secondo livello va invece a specificare la conoscenza che un soggetto ha della propria peculiare mente, come, ad esempio, cosa sa della sua motivazione allo studio oppure delle sue caratteristiche mnemoniche.

I processi di controllo metacognitivo riguardano tutte le operazioni attraverso cui un soggetto effettivamente gestisce l’esecuzione dei propri processi cognitivi, sfruttando le metaconoscenze di cui dispone. Alcuni esempi di questi processi nell’ambito dello studio sono: capire il compito definendone la difficoltà e gli obiettivi, valutare e decidere quali strategie usare, pianificare, monitorare l’andamento del piano, apportare modifiche in corso d’opera se necessario, e valutare alla fine i risultati ottenuti, traendo delle nuove conoscenze utili.

Una buona abilità metacognitiva permette di “andare oltre” il livello cognitivo dell’apprendimento sviluppando la consapevolezza del soggetto che apprende, che diventa in grado di conoscere ciò che sta facendo mentre studia (o mentre si prepara a farlo), del perché lo fa, e di quando, e se, è opportuno farlo. Il risvolto positivo di ciò è che uno studente metacognitivo diventa protagonista attivo e gestore autonomo del proprio processo di apprendimento, contrapponendosi all’idea di studente come un passivo recettore di informazioni. Concludiamo sottolineando che la metacognizione è quindi il nucleo centrale dell’abilità di studio, che influenza le altre dimensioni, permettendo loro di dispiegarsi in maniera positiva e funzionale all’apprendimento. Infatti, l’elemento di riflessione, conoscenza e controllo, va ad arricchire ogni aspetto legato all’apprendimento scolastico, consentendo lo sviluppo progressivo di quello che viene chiamato “imparare a studiare”, o più in generale ancora “imparare ad apprendere”, competenza trasversale che diventa indipendente dai contenuti disciplinari scolastici, e che ha un grande valore nell’intero arco di vita. Nel prossimo paragrafo vedremo l’ultima delle quattro dimensioni, ossia gli aspetti emotivo-motivazionali.

 

6) GLI ASPETTI EMOTIVO-MOTIVAZIONALI

 

Quest’ultima dimensione ha un ruolo fondamentale nell’apprendimento scolastico. Infatti, le emozioni e la motivazione rappresentano, usando una metafora, la benzina ed il motore, che permettono alla macchina dell’apprendimento di mettersi in moto e tenere il passo per raggiungere le sue destinazioni, anche molto lontane, attraversando terreni spesso impervi ed in salita. Ad esempio, è questa dimensione che facilita o ostacola l’uso di strategie di studio elaborate e determina l’impegno che si mette nello studio. I processi motivazionali ed emozionali sono inquadrabili nella stessa dimensione poiché sono intimamente intrecciati, ma poiché hanno una natura comunque distinta, li descriveremo separatamente, partendo dalle emozioni.

 

6.1) LE EMOZIONI

 

Le emozioni, che sono stati mentali e fisiologici che si attivano in relazione a determinati stimoli (ad esempio situazioni, persone, pensieri, ecc.), ci accompagnano durante tutta la nostra vita, compresa quella scolastica. È esperienza comune che lo studio e la scuola, siano in grado di elicitare una vasta gamma di emozioni, le quali possono ostacolare o facilitare le attività di apprendimento scolastico. L’emozione storicamente più studiata in tale ambito è sicuramente l’ansia, che gli studenti spesso sperimentano non solo prima di una prova di valutazione, ma anche in aula e nelle attività pomeridiane di studio. Tale emozione ad un grado medio di intensità può essere funzionale, poiché attiva l’organismo e stimola le nostre funzioni cognitive, mentre si verifica l’opposto quando essa è a livelli eccessivamente alti. Infatti, quando l’ansia è troppo elevata, essa ha provoca diversi effetti che compromettono la performance e l’attività di studio. Tali conseguenze possono essere:

fisiologiche, come sudorazione e palpitazioni;

cognitive, come vuoti di memoria o pensieri intrusivi;

comportamentali, come l’evitamento della situazione che provoca l’ansia;

L’ansia scolastica può essere causata da innumerevoli fattori come, per citarne alcuni a titolo di esempio, i seguenti:

– la paura di un giudizio negativo da parte di un insegnante o un familiare;

– il timore di fare una brutta figura con i compagni;

– la preoccupazione per un eventuale imprevisto;

– il timore di non essere all’altezza e di confermarlo se si “fallisce” una prova;

Altre emozioni spiacevoli possono presentarsi dopo gli insuccessi scolastici, come la colpa, la vergogna o la tristezza, fino ad arrivare all’hopelessness, ossia il sentire di non avere le capacità necessarie e che qualsiasi cosa si faccia, non si riuscirà a raggiungere gli obiettivi di apprendimento. Tali emozioni, se di grande intensità e/o lunga durata, possono ostacolare l’apprendimento scolastico, oltre che avere conseguenze sul benessere degli studenti. Per fortuna, esiste una vasta gamma di emozioni positive che possono sostenere l’apprendimento. Interesse, orgoglio, gratificazionegioia, speranza sono solo alcune emozioni che, quando associate all’apprendimento ed all’attività di studio, possono avere effetti molto positivi. Infatti, si è visto che tali emozioni sostengono i processi di controllo metacognitivo, l’uso di strategie di studio caratterizzate da elaborazione profonda e critica, e favoriscono flessibilità di pensiero, al contrario delle emozioni negative. Oltre a ciò, va sottolineato come provare (anche) emozioni positive nello studio, faciliti lo sviluppo di un rapporto positivo con l’apprendimento, andando a stimolare di conseguenza anche la motivazione. È importante, attraverso la metacognizione applicata alle emozioni (metaemozioni), che gli studenti siano consapevoli delle emozioni che sperimentano, dei significati che le generano, in modo da riuscire a gestirle in maniera funzionale e positiva per il loro benessere e per il raggiungimento dei loro obiettivi di apprendimento.

 

6.2) LA MOTIVAZIONE

 

Passando al concetto di motivazione, intesa come quella spinta che porta un individuo a compiere una determinata azione finalizzata, è evidente come essa sia indispensabile ai fini dell’apprendimento. Difatti, anche se si ha il repertorio più completo di strategie efficaci di studio, ma manca la motivazione ad utilizzarle (per i più svariati motivi), allora l’attività di studio sarà inconcludente, se non inesistente nei casi peggiori. Una classica concettualizzazione della motivazione, prevede la distinzione fra motivazioni intrinseche e motivazioni estrinseche (o strumentali). Quando si svolge un’attività spinti da motivazioni strettamente legate all’attività stessa, si parla di motivazione intrinseca. Nell’ambito dello studio, esse prevedono che si affrontino compiti di apprendimento motivati dalla gratificazione e/o dal piacere di farlo. Alcuni esempi di motivazione intrinseca allo studio sono:

l’interesse;

la curiosità;

il divertimento;

il bisogno di sviluppare le proprie competenze;

Quando invece siamo motivati a compiere un’azione per il raggiungimento di qualcosa di esterno, un qualcosa che quindi non risiede nell’attività stessa, allora si parla di motivazione estrinseca. Applicando ciò alla tematica scolastica, l’attività di studio diventa un qualcosa di strumentale per ottenere altro, come una ricompensa esterna, e non più un’attività che ha in se stessa la finalità. Alcuni esempi di motivazione estrinseca allo studio sono:

il voto;

i premi;

le lodi;

la competizione;

la promozione;

È bene sottolineare che le motivazioni intrinseche sono più efficaci e durature di quelle intrinseche. Ovviamente quando si studia è molto raro che si abbia solo una motivazione, di solito si ha una costellazione di motivi, ognuno con il suo peso specifico.

Oltre a questa concettualizzazione che distingue fra motivazione intrinseca ed estrinseca, in cui è forte il legame con il concetto di “bisogno”, è bene porre l’accento anche sulle credenze, idee ed attribuzioni che influenzano, nel bene e nel male, la motivazione all’apprendimento scolastico. Ad esempio, per citarne alcune molto significative:

le credenze che abbiamo sull’intelligenza e sulla sua modificabilità;

la percezione di essere in grado o meno di affrontare con successo le sfide di apprendimento;

a cosa attribuiamo i nostri successi ed insuccessi;

È fondamentale sviluppare credenze realistiche e funzionali all’apprendimento, come ad esempio, l’idea che le nostre abilità possano essere migliorate attraverso l’esercizio, e che i risultati che otteniamo nello studio dipendano in gran parte dall’impegno che ci mettiamo e dalle strategie che usiamo.

In conclusione, è molto importante che gli studenti conoscano il ruolo della motivazione nello studio, ma specialmente che essi diventino consapevoli delle loro motivazioni e che sappiano influenzarle, creandone anche di nuove al momento del bisogno. Uno studente che ha chiare le sue motivazioni, e che sa stimolarle o inventarne di nuove per ogni suo impegno, è sicuramente avvantaggiato. Lo studio, è di per sé impegnativo e presenta spesso molti ostacoli, quindi trovare la giusta spinta per iniziare, ma soprattutto per portare avanti e concludere tale attività anche nei momenti di difficoltà, è estremamente importante ed è una capacità che si può allenare e poi applicare in ogni ambito della vita, nel suo intero arco. Tutti questi obiettivi possono essere raggiunti attraverso la riflessione metacognitiva sulla motivazione (metamotivazione), evidenziando ancora una volta la trasversalità e l’importanza di tale abilità.

 

7) COMPRENDERE L’ABILITÀ DI STUDIO PER POTERLA MIGLIORARE  

 

Ciò che vogliamo evidenziare in quest’ultimo paragrafo è che l’abilità di studio è suscettibile di cambiamenti, anche radicali in alcuni casi. Nonostante con l’età essa tenda a migliorare e maturare, non è detto che essa raggiunga un livello di sviluppo soddisfacente o comunque al pari delle potenzialità di ogni alunno. Spesso gli studenti, a prescindere dalle loro attuali caratteristiche intellettive, presentano difficoltà dipendenti dalle modalità in cui studiano, difficoltà che impediscono loro di raggiungere i loro obiettivi di apprendimento scolastico. In aggiunta, citiamo anche i casi di studenti che, nonostante abbiano già dei sufficienti risultati scolastici, sentono che possono rendere di più, essere più autonomi e/o essere più efficienti. In tutte queste situazioni è possibile osservare come risultino deficitari, o comunque migliorabili, alcuni aspetti di una o più dimensioni dell’abilità di studio. Ad esempio, può capitare che gli studenti abbiano uno scarso repertorio di strategie di studio, che non siano motivati, o che non sappiano riflettere sulle diverse situazioni di studio per utilizzare le giuste strategie in possesso in maniera flessibile.

Se si vuole iniziare un percorso di potenziamento dell’abilità di studio, può valere la pena affidarsi a specialisti dell’apprendimento, che sappiano comprendere le difficoltà (oltre che i punti di forza e altre caratteristiche salienti)analizzando le diverse dimensioni citate, provando ad individuare dove sia la radice del problema e come questa va a riverberarsi sulle altre. Questo non è semplice, né immediato, perché spesso si vede solo il risultato finale di un’influenza reciproca (e ricorsiva) fra tutte le tre diverse dimensioni, e capire dove risiede il nucleo iniziale della difficoltà può essere una bella sfida. Per dare un semplice esempio, alcuni deficit motivazionali potrebbero essere causati da una scarsa conoscenza di strategie di studio, e non da una mancanza iniziale di interesse nell’apprendimento. Questa analisi è utile sia in fase preliminarepoiché funzionale alla progettazione di un intervento di potenziamento tarato sulle caratteristiche dell’alunnosia in corso d’opera per modificarlo in maniera flessibile in base agli effetti che si osservano. Crediamo fermamente che l’obiettivo di ogni intervento debba essere quello di aiutare gli studenti ad imparare a studiareattraverso un approccio metacognitivo, in modo da sostenerli nell’essere autonomiflessibili e nell’adattamento ad ogni situazione di studio (anche nuova) e di apprendimento, più in generale.

Nei prossimi episodi, cercheremo di fare degli affondi su aspetti specifici delle diverse dimensioni, per fornire qualche spunto concettuale ed operativo di potenziamento dell’abilità di studio.